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S a p e r e ,
f a r e
d i v e n t a r e :
r e p o r t
e
d o c s


Dal 3 al 9 maggio 2026 si è svolto a Loro Piceno (MC), in Val di Fiastra, XYZ “Sapere, fare, diventare”.

Qui trovi i risultati del laboratorio di ricerca e co-progettazione.


Le attività di ricerca e co-progettazione del laboratorio si sono concentrate sull’ex Museo del Vino Cotto di Loro Piceno, nella Val di Fiastra, destinato a trasformarsi nello «Spazio delle Tradizioni Future»: un ecosistema ibrido e multifunzionale progettato per fondere la conservazione della memoria contadina e artigiana con l'innovazione tecnologica, la condivisione e la sostenibilità ambientale.

Ispiratɜ dalla necessità di abitare le aree interne con strumenti nuovi, abbiamo esplorato il potenziale latente della Val di Fiastra per piantare le radici di un'officina permanente per il futuro. Abbiamo ascoltato la memoria stratificata del territorio, abbiamo decostruito le barriere tra artigianato tradizionale e fabbricazione digitale, abbiamo analizzato flussi, comunità e modelli di sostenibilità.
Ne sono nati tre assi d’azione integrati:
  • un sistema d'identità visiva e narrazione transmediale (X)
  • un'infrastruttura di arredi DIY e strumenti digitali per l'accessibilità dello spazio e dei dati (Y)
  • un modello orizzontale di governance e sostenibilità economica per la gestione partecipata (Z)
Lo «Spazio delle Tradizioni Future» è un coraggioso esercizio di immaginazione: la Val di Fiastra ha deciso di scommettere su un laboratorio permanente che abilita le possibilità per tuttз, contamina le generazioni e affronta l’isolamento geografico attraverso la condivisione della conoscenza.

X

Sistemi d'identità
e comunicazione


Il progetto affronta la tradizione non come nostalgia, ma come infrastruttura culturale capace di generare nuove forme, linguaggi e relazioni. L’idea di “Tradizioni Future” nasce proprio da questo intento: trasformare il patrimonio materiale e immateriale della Val di Fiastra in uno spazio aperto alla reinterpretazione, riattivato attraverso la progettazione partecipata e la costruzione di nuove comunità.
La ricerca si è sviluppata come un percorso di immersione nel territorio, entrando in contatto con un ecosistema complesso di architetture rurali, dialetti e storie locali. Incontri come quelli con Mirko nella biblioteca di Urbisaglia o con le rime ostinate di Rino a Loro Piceno hanno reso tangibile la necessità di trasmettere la memoria di un luogo, dimostrando che l’identità della valle non può essere definita dall’alto, ma prende forma solo attraverso la partecipazione e lo scambio quotidiano.
Da qui nasce l’idea di uno spazio ibrido, co-progettato insieme alla comunità: non un museo della memoria, ma una piattaforma dinamica in cui sapere manuale, cultura locale e sperimentazione contemporanea convivono. Per questo spazio abbiamo scelto collettivamente un nome dialettale e al contempo fortemente evocativo: LUMA, luce.In questo contesto, il lavoro del Gruppo X si è concentrato specificamente sullo sviluppo del sistema d’identità visiva, traducendo questa logica di apertura e modularità in elementi grafici e strumenti tangibili:
  • Il carattere tipografico Q-Sci: Progettato in due varianti una piena e una forata, traduce le geometrie e gli incastri degli elementi architettonici della valle in un linguaggio contemporaneo. Il font è stato sviluppato utilizzando Chirone, un font-editor modulare e open-source basato sul GTL. A questo sistema si affianca la versione Icon, un set di icone che sintetizza visivamente sia i tratti del territorio, sia gli elementi funzionali allo spazio (attrezzi, segnaletica, ecc.).
  • Automazione e strumenti: È stato sviluppato un tool per la generazione delle locandine, pensato per facilitare la comunicazione futura dello spazio e aprire la possibilità di progettare poster e comunicazione anche senza software proprietari.
  • Interventi visivi e allestimento: L'identità di LUMA prende vita nel contesto fisico attraverso una serie di poster (che integrano espressioni dialettali e frasi elaborate dal gruppo Z), la segnaletica per il luogo, adesivi prespaziati per gli allestimenti e micro-interventi grafici diffusi, come la personalizzazione di copri prese e interruttori.

L’identità visiva diventa così un organismo aperto e in continua evoluzione con il luogo e le persone che lo attraversano, un sistema che non si limita a rappresentare il territorio, ma costruisce nuove possibilità di relazione tra comunità, linguaggi e futuro.

Y

Strumenti
e tecnologie


Il lavoro del Gruppo Y si è sviluppato attorno a una domanda concreta: come può uno spazio diventare un laboratorio condiviso, attraversato da strumenti, saperi e pratiche collettive?
Partendo dall’idea di Tradizioni Future, il laboratorio ha lavorato alla coprogettazione di dispositivi fisici e digitali capaci di rendere LUMA uno spazio accessibile, attivabile e utilizzabile dalla comunità.
La ricerca si è sviluppata direttamente all’interno degli spazi, osservandone limiti, potenzialità e modalità di utilizzo. Le stanze sono state lette come ambienti dedicati alla produzione, all’apprendimento, all’incontro e alla sperimentazione. In questo processo l’attrezzoteca è diventata il centro della riflessione: non un semplice deposito di strumenti, ma un’infrastruttura comunitaria costruita attorno alla condivisione di risorse, conoscenze e pratiche.Il lavoro sul campo si è intrecciato con attività di mappatura, ricerca e sperimentazione tecnica. L’analisi degli spazi, il confronto con gli altri gruppi di lavoro e la raccolta di dati hanno permesso di individuare alcune esigenze fondamentali: rendere accessibili strumenti e conoscenze, facilitare l’autonomia degli utenti e costruire modalità condivise di utilizzo dello spazio.Il lavoro del Gruppo Y si è concentrato specificatamente sullo sviluppo di tre dispositivi complementari per LUMA – Spazio delle Tradizioni Future.
L’allestimento dell’attrezzoteca nasce da un processo di mappatura e recupero dei materiali presenti in uno spazio dismesso adiacente a LUMA. Attraverso un processo simile a una caccia al tesoro, il gruppo ha individuato reti metalliche, telai, strutture modulari e componenti dismessi che sono stati reinterpretati, hackerati e trasformati in nuovi elementi funzionali. Questo processo di riattivazione ha permesso di costruire un sistema di supporti, espositori, tavoli da lavoro e strutture organizzative dedicate all’attrezzoteca, dimostrando come materiali esistenti possano acquisire nuove funzioni attraverso pratiche di riuso e autocostruzione.
OpenLuma è l’infrastruttura digitale sviluppata per mettere in relazione spazio fisico, strumenti e comunità. Il progetto comprende una piattaforma per la gestione e la prenotazione degli strumenti dell’attrezzoteca, un archivio di oggetti e componenti riproducibili tramite tecnologie di fabbricazione digitale e un sistema di accesso facilitato agli spazi attraverso dispositivi NFC. Attraverso repository open source, database condivisi, QR code e interfacce digitali, OpenLuma rende accessibili strumenti, informazioni e contenuti, trasformando l’attrezzoteca in un ecosistema connesso e aperto alla partecipazione.
Quando parlano i muri è un’installazione immersiva realizzata all’interno della neviera. Attraverso registrazioni sonore, campionamenti audio, videoproiezioni e sistemi di spazializzazione del suono, lo spazio viene trasformato in un ambiente di ascolto capace di restituire frammenti di memoria, storie e presenze del territorio. L’intervento sperimenta una modalità di fruizione che mette in relazione patrimonio materiale e immateriale, trasformando l’architettura stessa in dispositivo narrativo.

Più che coprogettare singoli oggetti, il Laboratorio Y ha contribuito a immaginare LUMA come un ecosistema aperto, in cui strumenti, tecnologie e conoscenze rendono possibile la trasformazione continua dello spazio. L’attrezzoteca, OpenLuma e l’installazione nella neviera attivano modalità diverse di utilizzo e partecipazione, permettendo allo spazio di evolvere nel tempo insieme alle persone e alle comunità che lo attraversano.

Z

Processi
e governance


Il progetto affronta la governance non come una semplice struttura organizzativa, ma come un’infrastruttura relazionale capace di sostenere nel tempo forme aperte di collaborazione, cura e partecipazione.
L’obiettivo principale del gruppo Z all’interno del laboratorio xyz è stato quello di progettare un modello di gestione condivisa ed un piano economico orientati alla sostenibilità e alla valorizzazione delle risorse comunitarie. 
La ricerca si è sviluppata alternando momenti di esplorazione e sintesi attraverso la metodologia del Double Diamond (Discover, Define, Develop, Deliver). 
Il lavoro sul campo ha permesso di mappare i bisogni del territorio (dall’esigenza di contrastare l’isolamento sociale alla creazione di uno spazio culturale intergenerazionale) e di tracciare una mappa degli stakeholder per comprendere la rete locale.Qiesto percorso di ascolto del contesto locale, si è consolidato in interviste, benchmark, ricerche, canvas su casi studio di gestione condivisa.Nasce l’idea di una governance intesa come pratica aperta e trasformativa, capace di integrare produzione culturale, formazione, apprendimento, accessibilità economica.
Il lavoro del gruppo z si è concentrato specificatamente sullo sviluppo di strumenti per la gestione di LUMA, spazio delle tradizioni future:
  • Il manuale d’uso: LUMA - Spazio delle Tradizioni future: Istruzioni per l’uso , è una “guida” in divenire, pensata per evolversi nel tempo insieme alla comunità. Raccoglie i processi interni, definisce le azioni possibili per utenti e soci e definisci usi e modalità dello spazio;
  • Il simulatore economico: uno strumento digitale ed interattivo, progettato per monitorare i flussi finanziari e garantire un equilibrio economico di lungo periodo. Il simulatore assicura che Luma resti un presidio vivo, economicamente indipendente e realmente accessibile a tutti.

Partecipant3

Adele Ariozzi
Alessio Galassi
Alessio Morbidelli
Amedeo Bonini
Andrea Ghirardi
Andrea Veramonti
Antonio Franco
Benedetta Tartaglia
Bianca Reale
Carlotta Cerrato
Chiara Rapuzzi
Danilo Luciani
Eugenio Lo Turco
Fabrizio Tamma
Federico Ambra
Federico Giustozzi
Francesca Rinaldi
Francesca Viozzi
Gabriele Falcinelli
Gessica Hima
Giacomo Cappella
Gianvito Romito
Giovanna Merialdo
Giulia Crastolla
Giulia Fruzzetti
Giulia Matilda Cielo
Giulio Bompadre
Ilaria Trapani
Isolde vadalà
Jacopo Daitone Mascheroni
Leonardo Voltolini
Luca Montironi
Luca Tomaselli
Ludovica Mosconi
Marco Melgazzi
Maria Chiara Sorichetti
Maria Luisa Miraglia
Martina Gaia Varriale
Martina Mirante
Mattia Cerquetti
Mattia Schepisi
Nicolai Bongallino
Raffaele Petrillo
Rebecca Veri
Riccardo Migliorelli
Rocco Lorenzo Modugno
Samuele Mogno
Serena Luciani
Silvia muffolini
Sofia Quintabá
Sofia Rogani
Sofia Santini
Sveva Conte
Tommaso Cartechini
Tommi Marmo
Umberto Marchetti
Zuzanna Łuczak

Staff

Alberto Guerra 
→ Coordinamento didattico X

Jonni Bongallino 
→ Coordinamento didattico Y

Claudia ‘Kedy’ Cellamare
→ Coordinamento didattico Z

Alessandro Balena
→ Project management

Silvia Zotti
→ Coordinamento comunicazione
e documentazione

Francesco Pulerà
→ Comunicazione e documentazione

Jacopo Fermani
→ Videomaking

Docent3

X
Roberto Ciarambino 
Greta Papaveri
Luca Santarelli
Alessandro Tartaglia

Y
Giovanni Abbatepaolo
Anna Baldassarre
Mohamed Fadiga
Matteo Andrenelli
Lorenzo Malloni

Z
Carlotta Contina
Micol Salomone
David Giacomelli
Claudia De Luca
Stefano Capezzuto

XYZ “Sapere, fare, diventare” si è svolto nell’ambito di “Qui Val di Fiastra”, progetto coordinato da Inabita Laboratorio Territoriale e promosso dai Comuni di Loro Piceno, Ripe San Ginesio e Colmurano in qualità di soggetti attuatori, con la partecipazione e la direzione metodologica de La Scuola Open Source e il coinvolgimento di una rete di realtà locali.Iniziativa finanziata dall’Unione Europea - NextGenerationEU a valere sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) - Missione 1 Componente 3 “Turismo e Cultura”, Linea di Azione B – Progetti locali rigenerazione culturale e sociale nei piccoli borghi storici.